interni





ANNI 50 La prima sala è immaginata come una strada, realizzata  come una rampa di asfalto, lungo la quale è posizionato il manoscritto di “On The Road”. Due vestiti rock’n’roll ballano sotto immagini di orologi proiettati con diverse velocità. Sul lato opposto quattro filmati con audio (Elvis, Jerry Lee lewis, Chuck Berry e Little Richard) disposti come quadri da esposizione. Sulla parete di fondo immagini dei film “Il selvaggio” e “Gioventù bruciata”. Segue la sala di Graceland, il tempio imperiale del re Elvis. Vi si accede attraverso il cancello musicale. Completano lo scenario, come in un salotto anni 50, i media della rivoluzione rock: il jukebox, i dischi, la radio e la televisione.
ANNI  60 Al centro la rappresentazione fisica dell’oceano atlantico, da un lato l’Inghilterra e dall’altro l’America, per viaggiare al loro interno ci si muove su due lunghe passerelle sul velo d’acqua. L’oceano prosegue oltre la sala, seguono tre sale piccole. La 1a è la sala dei Beatles: pavimento blu e pareti bianche. Appena entrati nella sala ci si trova davanti una parete con la porta dello studio di Abbey Road. La 2a è la sala del Piper, del beat italiano: il  pavimento rialzato in plexiglas è illuminato da sotto, le pareti sono nere. La 3a è la sala della psichedelia e Jimi Hendrix: forme e colori alterano i consueti meccanismi della percezione, all’interno il “giardino dei funghi magici”. Segue la sala Woodstock: è un grande prato, da un lato c’è il fronte palco, dal lato opposto il fronte pubblico, chi entra dovrebbe dovrebbe togliersi le scarpe e trovarsi al centro di schermi su cui vengono proiettati concerti.
ANNI 70 Nella 1a sala un grande labirinto rappresenta la molteplicità degli stimoli, dei segni, delle ricerche del decennio. Le pareti sono di plastica colorata, il soffitto in tulle ed il pavimento in pvc colorato. Nella 2a sala uno schermo sospeso per proiezione dei Sex Pistols proietta in uno scenario di macerie con monitor a terra, sul quale campeggia una grande scritta “NO FUTURE” con spazi espositivi sopra e sotto la scritta. Le pareti sono nere.
ANNI 80 Attraverso “The Wall” si accede agli spazi successivi. Nella “dark Room”, l’annullamento del colore, la morte del rock e la sua rinascita. Una stanza sostanzialmente buia, con musica dei Cure e dei Joy Division. Lo spazio è diviso in due da una parete di vetro, che da un lato è specchiata e riflettente, dall’altro rimane trasparente. Due pareti di video illustrano il decennio dominato dalla videomusica e dalle tecnologie televisive. All’interno della parete divisoria alcuni “buchi” tra un video e l’altro servono da spazi espositivi, in aggiunta a quelli sulle pareti laterali. Il pavimento è in gommapiuma grigia, anche le pareti sono grigie.
ANNI 90 Si interrompe di netto il percorso storico. Uno spazio dedicato ai Nirvana incentrato su una gigantografia di Kurt Cobain, all’ombra della quale appariranno il Rock Italiano ed il Brit Pop, preludono alla giungla contemporanea dei linguaggi musicali, dei quali il rock, nelle sue numerose filiazioni, è protagonista. Una dozzina di postazioni pc sarà disponibile nella sala. Una lparete di monitor trasmette le immagini dei singoli pc utilizzati. Pavimenti, pareti e arredi di vetro.
ANNI 2000 Un totem multimediale dotato di banca dati (foto, video, musica, testi, ecc.) fornisce la possibilità al visitatore di realizzare propri DVD.

2004 Roma. Progettazione dell’ allestimento della mostra “Rock 50” Palazzo delle Esposizioni. Per “Fattore K”. Con Giorgio Barberio Corsetti, Ernesto Assante e Gino Castaldo.

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